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Gente di misericordia, agenti di misericordia! 
Sintesi della relazione finale di Salvatore Martinez
39a Conferenza Nazionale Animatori - Clicca per ingrandire...

«Che privilegio ci è concesso di concludere questa Conferenza nello stesso momento in cui in tutta la Chiesa si varca la Porta santa. Privilegio grande, alla fine della Conferenza, quello d’invocare la misericordia su di noi ed essere immersi in un lavacro di rinnovamento e di rigenerazione spirituale». Nel giorno in cui a Roma Papa Francesco apre la Porta santa, e con essa il Giubileo della misericordia a cinquant'anni dalla conclusione del Concilio vaticano II, Salvatore Martinez tira le fila con forti accenti spirituali e riferimenti assai concreti alla realtà concludendo la 39ª Conferenza nazionale animatori del Rinnovamento. Agli animatori e ai responsabili del Movimento è lasciata la consegna di essere uomini carismatici che “entrano” nel mistero di Dio, se ne nutrono, e dopo “esserne usciti” lo calano nella storia, facendola nuova.

«La porta - dice con forza Martinez - è santa perché ad aprirla è lo Spirito Santo, ed è santa perché per attraversarla occorre essere spinti dallo Spirito Santo, altrimenti rischiamo di fermarci al limitare». E cita il vangelo di Giovanni: «Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo» (10, 9). Proprio questa dinamica, dell'entrare e uscire dal cuore di Dio, deve caratterizzare la vita dei carismatici: «Noi siamo entrati abbondantemente nella preghiera di Gesù, nella vita di Gesù, nella dignità di Gesù, e ora - continua Martinez - ci è chiesto di uscire. Dunque si entra per ricevere misericordia e si esce per portarla!».

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Nella prima parte della relazione finale, sul tema - "Per far conoscere la ricchezza della sua gloria verso gente meritevole di misericordia, cioè verso di noi" (Rm 9, 23-24a) - "Dalla preghiera, la missione del RnS nell'Anno della misericordia" - Martinez si sofferma sul senso e sul prezzo della misericordia: «Non c'è Giubileo senza contemplazione di Gesù, della sua vita, del suo Vangelo, del suo ministero unto di Spirito Santo. Per questo Papa Francesco ci dice di stare in ginocchio, adoranti. L'adorazione combatte l'idolatria, mette in noi i desideri dello Spirito. L'Autore della Lettera agli Ebrei scrive: "Cristo si è manifestato per annullare il peccato mediante il suo sacrificio" (cf 9, 26). Ciò significa che il peccato non viene negato occultato, ma distrutto, bruciato, sconfitto: ecco il giubilo! Il peccato rende orribile l'uomo, il mondo intorno a noi, ci rende sgradevoli gli uni agli altri prima che di fronte a Dio; ci rende passibili di giustizia senza misericordia, ecco perché le carceri si riempiono! Il peccato è il tonfo dell'amore anziché il suo trionfo, chiude la porta alla speranza. Ma, per grazia, "Dio ha mandato suo Figlio" (cf Gv 3, 17). Noi siamo gente meritevole di misericordia, non per i nostri meriti, ma per i suoi. Di quale giustizia Dio è stato capace!». E allora, «non sarà Giubileo della misericordia se noi animatori e responsabili del Rinnovamento non avremo l'ispirazione e la fantasia del kerigma nel nostro parlare a lui e di lui. Gesù non è un sommo sacerdote tra gli altri, egli ha preso parte a ogni cosa escluso il peccato, ha accolto ogni fragilità. Accostiamoci allora al trono della grazia! Misericordia è trovare grazia, trovare carisma».

Il Presidente RnS invita a vivere una certezza: «Il lavacro di rigenerazione è acqua, ma acqua rossa del sangue di Gesù dato per tutti. Questa è la fiducia che ci è chiesta. Abbiamo tutto, tutto è compiuto. La vera ingiustizia satanica sarebbe non solo non comprendere quanto Egli ha fatto per noi, ma non ricevere quello che vuole donarci, non ricevere il premio, non entrare nel giubilo. Non c'è più condanna per chi crede in Cristo Gesù! Non sentirti mai un condannato se hai lo Spirito dentro di te! Lui ha eliminato il potere oppressivo del peccato. Il mondo ci vorrebbe ancora sotto l'effetto della colpa, del giudizio, ma noi siamo stati liberati». E citando il brano biblico fondativo del Rinnovamento, in cui si parla della salvezza avvenuta «con un'acqua che rigenera e rinnova nello Spirito Santo» (cf Tt 3, 6-7), esorta: «Quando si parlerà di Giubileo della misericordia, non dite: "Io c'ero", ma "Io ci sono". Il Rinnovamento nello Spirito è Giubileo della misericordia, la missione del Rinnovamento, da sempre, Giubileo della misericordia!».

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Nella seconda parte della catechesi Martinez lancia una forte esortazione a non ritardare questo Giubileo, a «passare dal palco di Rimini alle città, perché tutta questa forza rinnovatrice esperimentata si trasferisca nella storia. L'uomo che prega - dice - ha in mano la storia. Il vero politico, il vero economista è l'uomo spirituale. La preghiera comunitaria carismatica è una diga che deve rompersi nel nostro cuore. L'annuncio di Gesù è sempre pubblico, si deve vedere, si deve sentire. Se la preghiera entra nella vita diventa un'occupazione tra le altre, ma se la vita entra nella preghiera, entra nei modi e nei tempi di Dio». E ricorda come il cardinale Suenens, alle origini del Rinnovamento, rispondesse con decisione all'obiezione che l'esperienza carismatica nel RnS portasse ad essere disincarnati. «E allora - continua il Presidente RnS - bisogna aumentare il livello di comunicazione della preghiera, perché gli uomini sentano le ragioni di Dio. Dobbiamo invocare di più lo Spirito Santo e allora il cuore si aprirà e la mente si dilaterà. Dobbiamo lasciarci divinizzare. È divinizzazione ogni invocazione dello Spirito. E più chiediamo lo Spirito, più lo riceviamo e più lo desideriamo. Solo così il nostro linguaggio sarà ispirato. Oggi non sappiamo più parlare e il mondo ha urgente bisogno delle lingue dello Spirito che sono le lingue incarnate degli uomini». Martinez richiama tutti al fondamento della preghiera, dell'adorazione e della lode, che è «la proclamazione di Gesù, la proclamazione della salvezza». E cita nuovamente il cardinale Suenens, che nel '73 diceva ai carismatici: «Voi siete il popolo di Dio, della lode di Dio... Ecco perché io vi voglio bene. Perché voi avete scoperto che cosa significhi adorazione, e questo è il messaggio che lanciate al mondo: "Lode a te, Signore"».

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Nella parte finale Martinez dà consegne precise ad animatori e responsabili RnS: «Siamo gente di misericordia - dice -, ora ognuno di noi diventa agente di misericordia. Non basta la vita interiore nello Spirito, non basta la preghiera. Quest'ultima deve trovare canali esterni e circolare nella storia. Ci serve una preghiera "immissionaria", cioè che ci immetta nella storia. Ci sarà esclusione sociale finché non ci sarà inclusione spirituale, e a noi è chiesto di rinnovare non solo i cuori bensì la faccia della terra. Per questo è sorto il Rinnovamento: lo Spirito ci trasforma di gloria in gloria fino a darci la faccia, il volto di Gesù (cf 2 Cor 3, 18) - spiega -, e noi crediamo che i nostri gruppi e le nostre comunità sono la faccia della terra visitata dallo Spirito. Evangelizzare, allora, è portare noi stessi in parole, opere e missioni; metodo infallibile è proprio la preghiera comunitaria carismatica, perché mette al lavoro il carisma, non noi, la preghiera che ci fa corpo, ci fa dinamismo nella storia».

Tra le consegne quella che i gruppi si ritrovino, oltre che in occasione dell'incontro settimanale, nelle case in piccoli cenacoli comunitari. «Vogliamo che i nostri gruppi e le nostre comunità - dice ancora - abbiano un nuovo battesimo e si chiamino “comunità di misericordia”. Vogliamo che i nostri sacerdoti in questo Anno si chiamino “missionari della misericordia”; che i nostri giovani si chiamino “sentinelle della misericordia”, che i nostri anziani  siano intercessori di misericordia, che le nostre famiglie siano case di misericordia, che i nostri animatori e responsabili siano tutti testimoni di misericordia. Nessuno dovrà rimanere a guardare. Ci aspettano i poveri, i prigionieri, gli oppressi, i  ciechi, che siamo prima di tutto noi e poi tutti quelli che il Signore vorrà mandarci. A chi chiede giustizia noi dobbiamo dare misericordia; a chi chiede misericordia noi dobbiamo dare verità; a chi chiede verità noi dobbiamo dare l'Effusione dello Spirito Santo. Il dono del Rinnovamento è autentico - conclude Martinez -, il tempo non lo ha invecchiato, l'ha purificato, l'ha fatto maturare; il tempo ha reso il Rinnovamento partecipe di prove, sofferenze, disaffezioni che non mancheranno mai nella vita dei discepoli di Cristo. Il Rinnovamento è una storia da vivere, che fa soffrire, che fa servire, ma è sempre una storia d'amore, storia della Chiesa».

Lucia Romiti 

 

 

 

 

 

 

 

(08.12.2015)