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RASSEGNA STAMPA

 

RADIO VATICANA – 11 aprile 2008

Come predicare il Vangelo? Le risposte in un seminario della CEI a Roma

“Quali sono gli elementi che non dovrebbero mai mancare alla predicazione cristiana?”. La domanda è al centro di un seminario di studio che, su iniziativa del Servizio nazionale della CEI per il progetto cultura, oggi e domani prenderà in esame pregi e difetti del modo di comunicare il Vangelo in un mondo che cambia. “Predicazione che non coincide solo con omiletica – ha spiegato in apertura il teologo Antonio Staglianò – ma comprende anche la catechesi ed altre forme di trasmissione orale della fede, che vedono come protagonisti i laici”. E dunque deve essere attenta alle attese specifiche della gente, comunicare un bisogno di senso e di famiglia per superare la disgregazione odierna, un bisogno di liberazione da tutto ciò che limita e fa schiavi, ma soprattutto deve orientare alla speranza. E’ necessario, perciò, eliminare alcuni difetti atavici (moralismo, neologismo astratto, sentimentalismo) e predicare invece – come ha sottolineato Gennaro Matino, della Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, citando Karl Burt – tenendo in una mano la Bibbia e nell’altra il giornale e senza escludere Internet, nuovissimo areopago soprattutto per i giovani. Nel corso della giornata interverranno anche il dominicano Paolo Garuti, Paola Bignardi e Salvatore Martinez, oltre al parroco romano don Fabio Rosini.


Avvenire – 12 aprile 2008

BIGNARDI E MARTINEZ
     Laici, dare voce all’«esperienza di Dio»

DA ROMA

E quando 'predicano' i laici, cosa succede? «Sempre più spesso – ha fatto notare Paola Bignardi – i laici sono coinvolti nella presentazione della Parola, non solo nella catechesi, ma anche in occasioni con un marcato carattere spirituale». Tuttavia, ha aggiunto l’ex presidente nazionale dell’Azione cattolica, «il termine predicazione mi pare inappropriato alla comunicazione che i laici cristiani fanno della fede e alla presentazione della Parola che passa attraverso di loro. In questo caso preferirei il termine conversazione, colloquio, dialogo».
Bignardi è intervenuta ieri pomeriggio insieme con Salvatore Martinez , presidente nazionale di Rinnovamento nello Spirito, alla tavola rotonda che, nel corso del Seminario promosso dalla Cei, ha approfondito questo particolare tema. «La catechesi – ha detto la direttrice di Scuola italiana moderna – deve saper usare un linguaggio caldo che interpella, provoca, coinvolge. Un linguaggio che lasci trasparire vicinanza e comprensione; una proposta che faccia percepire la bellezza della vita vissuta da cristiani; una Parola che si possa raccontare con le parole della vita di ogni giorno». Anche per Martinez «l’esperienza di Dio non può essere appresa alla maniera delle cose esteriori, ma nella misura in cui la persona ne risulta intimamente toccata e profondamente coinvolta.
L’esperienza, infatti, discende da un incontro, non da un accumulo di nozioni». Di conseguenza la catechesi cristiana è «esegesi del vissuto, focalizzata sulla Parola di Dio. Non un’asettica, stanca ripetizione di articoli di fede, bensì l’apertura alle imprevedibili e inesauribili novità dello Spirito». (M.Mu.)


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