Torna alla pagina precedente...

RASSEGNA STAMPA

 

Sir – 26 settembre 2008

RETINOPERA:
     DA OGGI SEMINARIO SUL "BENE COMUNE" CON 18 ASSOCIAZIONI NAZIONALI

“Bene comune, povertà emergenti e ricchezze negate” è il tema del seminario nazionale di “Retinopera” che prenderà il via oggi pomeriggio ad Assisi, presso la “Sala Romanica” del Sacro Convento (lavori fino a domenica 28 settembre). Vi prenderanno parte i responsabili nazionali delle 18 tra associazioni e movimenti che aderiscono a “Retinopera” (tra loro Azione Cattolica, Focsiv, Confcooperative, Acli, Rinnovamento nello Spirito, Focolari, Mcl, S. Egidio). “In un quadro di riferimento internazionale, - spiega il Segretario generale Vincenzo Conso – affronteremo la questione del bene comune, riflettendo sulle condizioni di sviluppo del nostro Paese alla luce delle istanze di solidarietà che vengono dalla dottrina sociale della Chiesa e dal magistero dei Papi”. I lavori saranno aperti da Franco Pasquali, coordinatore di Retinopera, quindi parleranno mons. Arrigo Miglio presidente commissione Cei problemi sociali, e Juan Esteban Belderrain docente di filosofia politica all’università di La Plata. Sabato interverranno i presidenti delle associazioni insieme a vari studiosi (tra gli altri Aldo Bonomi sociologo, Giancarlo Blangiardo demografo, Adriano Fabris filosofo, Luigino Bruni economista). Domenica chiuderanno i lavori Giuseppe De Rita, mons. Giampaolo Crepaldi e mons. Giuseppe Betori.


Avvenire – 28 settembre 2008

«Torniamo alla dottrina sociale»

DAL NOSTRO INVIATO AD ASSISI PAOLO VIANA

«La riforma del 2001 ha il merito di aver inserito nella Costituzione la sussidiarietà, ma fino ad allora questo principio è stato trascurato e combattuto dall’ideologia statalista. Pensiamo a Crispi, che nazionalizzò 22.000 opere pie…» Luca Antonini svolge fino in fondo il compito del teorico della sussidiarietà. Nessuna divagazione sul federalismo fiscale per il consigliere di Tremonti: la seconda giornata del seminario Retinopera è alla ricerca di convergenze e la sussidiarietà sembra mettere tutti d’accordo. Carlo Costalli, presidente Mcl, ha appena finito di spiegare che «sussidiarietà e solidarietà scaturiscono da un’esperienza che incontra il cuore dell’uomo« e che «la sussidiarietà senza solidarietà sarebbe una cosa da tecnocrati, come molte norme dell’Unione europea». Antonini, vicepresidente della Fondazione per la sussidiarietà, rilancia: «Torniamo a parlare della dottrina sociale senza complessi. Li devono avere gli statalisti e i mercatisti che difendono visioni smentite dai fatti. La dottrina sociale nasce come lettura dell’e- sperienza: principi come la sussidiarietà nascono dall’aver osservato opere come quelle di don Bosco» annota il costituzionalista. Vilma Mazzocco, Federsolidarietà, denuncia: «il sistema cooperativo rischia di essere una ricchezza negata in questo Paese». Servono, insomma, nuove politiche e chi le chiede parla a nome di 5.200 cooperative sociali, che fanno 4,5 miliardi di fatturato, danno lavoro a 160mila addetti e investono in welfare 48 milioni all’anno. Ad Assisi prende quota il desiderio di veder riconosciuta un’esperienza collettiva di cui la dottrina sociale è il testo unico. Il terreno di lavoro, povertà e ricchezza nel mondo globa-lizzato, è stato scelto per saggiare la tenuta della rete, di cui Salvatore Martinez, presidente di Rinnovamento nello Spirito, afferma l’utilità: «non costruiremo il bene comune senza una coscienza cristiana comune – dice –. Rifare il tessuto cristiano della società umana è la nostra missione in un tempo che, come ha ricordato il cardinal Bagnasco, è meravigliosamente arduo». In mattinata, Andrea Olivero, presidente Acli, ha indicato tre tipi di povertà da aggredire: «la precarietà economica ci interpella ma l’Italia vive anche una profonda crisi culturale e una drammatica povertà relazionale investe le famiglie che hanno sempre più difficoltà a sentirsi tali, come le persone e le comunità». Il mondo associativo si rende conto di muoversi su un terreno straniero, eppure va avanti: chiede il quoziente famigliare anche se «l’undici per cento delle famiglie italiane vive sotto la soglia della povertà e la discriminante è anche il numero dei figli», certifica il demografo Giancarlo Blangiardo; invita i cattolici – lo fa il filosofo Adriano Fabris – a cambiare mentalità e a «riscoprire la natura relazionale che ci rende persone in un mondo abituato a ragionare da individuo »; rivendica il diritto di proporre la dimensione comunitaria come codice per riscrivere le regole economico- sociali.
Per il sociologo Aldo Bonomi «si sono dissolti i concetti di comunità e capitale sociale. Chi fa rete, come le associazioni cattoliche, deve costruire una comunità 'artificiale' per produrre valori che leghino le persone, in una situazione di spaesamento che travolge tutti». L’economista Luigino Bruni invita le associazioni a rivalutare «la gratuità, un valore minacciato da un mercato che rappresenta la grande utopia di una vita in comune senza sofferenza, dove si sta insieme senza farsi del male. I cristiani sanno, invece, che il bene comune è sempre esperienza relazionale, quindi rischiosa, come l’abbraccio di San Francesco con il lebbroso ». Come quello di don Benzi. Lo ricorda, in un silenzio commosso, Paolo Ramonda, Associazione Papa Giovanni XXIII. Parla della «sua relazione viva con Gesù», racconta la vita delle migliaia di famiglie che hanno fatto la scelta della condivisione e ripropone le grandi battaglie di don Oreste, a partire dalla prostituzione, «un’emergenza alimentata da nove milioni di clienti italiani».


ZENIT – 30 settembre 2008

RETINOPERA SPERA NEL FUTURO

I cattolici riuniti ad Assisi rilanciano l’identità e il ruolo dei cattolici

di Alessandra Nucci

Con visioni talora diverse sull’attualità e sul passato, ma avendo in comune forti convinzioni e speranze per il futuro, sono convenuti nei giorni scorsi ad Assisi i delegati di svariate realtà del mondo cattolico aderenti a “Retinopera”, per confrontarsi e trarre conclusioni operative dalle tematiche fondamentali di “Bene Comune, Povertà, Emergenti e Ricchezze Negate”.
Una tre giorni nella città di San Francesco che ha messo d’accordo tutti sulla presenza di povertà non solo economiche ma anche culturali e morali, sulla necessità nondimeno di resistere ai catastrofismi e diffondere la speranza, sulle soluzioni di fondo, da ricercarsi nella comunità liberamente scelta e nello snodo centrale del Compendio sociale della Chiesa, e sull’esigenza fondamentale di resistere a qualunque prezzo le pressioni del mondo secolarizzato che intenderebbe relegare l’identità cristiana nel privato.
“Paradossale questa epoca di grande tolleranza – ha osservato monsignor Arrigo Miglio, Presidente della Commissione CEI sui problemi sociali – dove ogni istanza è considerata ugualmente legittima, salvo che la presenza pubblica dei cattolici”.
Aperto, invece, dinanzi all’assoluta novità e drammaticità dello scenario economico in via di dispiegamento, è rimasto il dibattito sul modello di sviluppo da promuovere, anche se definito con chiarezza, in linea con quanto tracciato dal Santo Padre Benedetto XVI, come necessariamente sostenibile, solidale e sussidiario.
Le relazioni svolte hanno spaziato da temi di attualità italiana, come il federalismo e il welfare, ad argomenti di respiro internazionale come le sorti delle democrazie repubblicane in America Latina e le implicazioni della crisi economica Nordamericana, letti alla luce di statistiche economiche e demografiche e di criteri di base come la sussidiarietà da contrapporre allo statalismo.
In ciascun caso gli approcci diversi sono serviti per chiarire idee utili e distinzioni. Se il Vescovo di Terni-Narni-Amelia, monsignor Vicenzo Paglia, si è soffermato sul percepibile aumento della povertà economica, il sociologo Aldo Bonomi ha fatto notare che soffriamo per la mancanza di mete da perseguire ma economicamente stiamo assai meglio di una volta.
Se il filosofo Adriano Fabris ha puntato tutto sull’instaurazione di una ferrea mentalità relazionale in cui è d’obbligo che ognuno riponga la propria identità, il costituzionalista Luca Antonini ha insistito sulla centralità dell’io che non può delegare ad altri ma le responsabilità le deve assumere in proprio.
Affini i richiami all’indispensabilità di una forte vita spirituale espressi da una parte dall’economista Luigino Bruni, fautore dell’ “economia di comunione”, e dall’altra dal Presidente nazionale del Rinnovamento nello Spirito, Salvatore Martinez, che ha invitato a evitare lo scollamento fra Vangelo e cultura, e a sentirsi Chiesa: una Chiesa robusta che prega, che genera speranza e che evangelizzza.
Dalla spiritualità alla pratica hanno condotto le straordinarie testimonianze di Vilma Mazzocco, impegnata nella costruzione di soluzioni di attiva solidarietà per Confesercenti-Federsolidarietà, e di Paolo Ramonda, successore di don Oreste Benzi alla guida della Comunità Papa Giovanni XXIII, impegnato nella difesa della vita e degli oppressi.
L’ultima sessione è stata aperta dal Presidente della Comunità di Sant’Egidio, Marco Impagliazzo, che ha invitato ad aprire “nuovi cantieri” nel paese, contro la crisi della compassione e la dittatura del materialismo.
A seguire ha parlato il segretario generale e fondatore del Censis, Giuseppe De Rita, che ha segnalato tre fenomeni che nella società italiana comprimono la verità: il prevalere del numero (maggioranza), il prevalere della neutralità (secolarizzazione), e il prevalere della fiscità (provetta, eutanasia…), auspicando un ritorno alle posizioni della Populorum Progressio di Giovanni Paolo II, contro la deriva che sta mettendo in crisi perfino la cultura dello sviluppo.
Mons. Giampaolo Crepaldi, Segretario del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace ha indicato le due soglie oltre le quali il pluralismo politico dei cattolici non è più accettabile.
La prima: “quando la concezione del pluralismo passa dal pluralismo nel fare il bene al pluralismo nel fare il male, quella soglia è stata superata e nessuno può misurare le lacerazioni della comunità cristiana che ne conseguono e i danni per la stessa evangelizzazione”.
La seconda proposta: “quando si ritiene che Cristo sia solo utile ma non indispensabile perché l’uomo possa capire se stesso e trovare soluzioni veramente umane al proprio sviluppo, quella soglia è stata superata.
“C’è molto lavoro culturale da fare per far prendere coscienza del significato di queste due soglie, - ha sottolineato il Segretario del Dicastero Vaticano - su cui verte ancora molta confusione, che rende certe forme di “pluralismo senza verità” assolutamente inaccettabili”.
Ha concluso i lavori riassumendone i tratti salienti il coordinatore di Retinopera, Franco Pasquali.


RADIO VATICANA – 1 ottobre 2008

Ad Assisi i delegati aderenti a ‘Retinopera’ rilanciano identità e ruolo dei cattolici

Con visioni talora diverse sull’attualità e sul passato, ma avendo in comune forti convinzioni e speranze per il futuro, sono convenuti nei giorni scorsi ad Assisi i delegati di svariate realtà del mondo cattolico aderenti a “Retinopera”, per confrontarsi e trarre conclusioni operative dalle tematiche fondamentali di “Bene Comune, Povertà, Emergenti e Ricchezze Negate”. Una tre giorni nella città di San Francesco – fa notare l’agenzia Zenit - che ha messo d’accordo tutti sulla presenza di povertà non solo economiche ma anche culturali e morali, sulla necessità di resistere ai catastrofismi e diffondere la speranza. “E’ paradossale questa epoca di grande tolleranza – ha osservato mons. Arrigo Miglio, presidente della Commissione CEI sui problemi sociali – dove ogni istanza è considerata ugualmente legittima, salvo che la presenza pubblica dei cattolici”. Aperto, invece, dinanzi all’assoluta novità e drammaticità dello scenario economico in via di dispiegamento, è rimasto il dibattito sul modello di sviluppo da promuovere, anche se definito con chiarezza, in linea con quanto tracciato da Benedetto XVI, come necessariamente sostenibile, solidale e sussidiario. Negli interventi si è parlato anche della realtà italiana: il vescovo di Terni-Narni-Amelia, mons. Vicenzo Paglia, si è soffermato sul percepibile aumento della povertà economica, il sociologo Aldo Bonomi ha fatto notare che si soffre per la mancanza di mete da perseguire. Il filosofo Adriano Fabris ha puntato tutto sull’instaurazione di una ferrea mentalità relazionale in cui è d’obbligo che ognuno riponga la propria identità. Il costituzionalista Luca Antonini ha insistito sulla centralità dell’io che non può delegare ad altri ma le responsabilità le deve assumere in prima persona. Affini i richiami all’indispensabilità di una forte vita spirituale espressi da una parte dall’economista Luigino Bruni, fautore dell’ “economia di comunione”, e dal presidente nazionale del Rinnovamento nello Spirito, Salvatore Martinez, che ha invitato ad evitare lo scollamento fra Vangelo e cultura, e a sentirsi Chiesa: una Chiesa robusta che prega, che genera speranza e che evangelizza. L’ultima sessione è stata aperta dal Presidente della Comunità di Sant’Egidio, Marco Impagliazzo, che ha invitato ad aprire “nuovi cantieri” nel Paese, contro la crisi della compassione e la dittatura del materialismo. Mons. Giampaolo Crepaldi, Segretario del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace ha indicato infine le due soglie oltre le quali il pluralismo politico dei cattolici non è più accettabile. La prima: “quando la concezione del pluralismo passa dal pluralismo nel fare il bene al pluralismo nel fare il male, quella soglia è stata superata e nessuno può misurare le lacerazioni della comunità cristiana che ne conseguono e i danni per la stessa evangelizzazione”. La seconda proposta: “quando si ritiene che Cristo sia solo utile ma non indispensabile perché l’uomo possa capire se stesso e trovare soluzioni veramente umane al proprio sviluppo, quella soglia è stata superata. (A.L.)


Hit Counter