Torna alla pagina precedente...

RASSEGNA STAMPA

 

AGI – 13 novembre 2008

ELUANA: RNS, QUESTO NON E' IL SENTIRE DEGLI ITALIANI

"E' davvero questo il sentire degli italiani?". Se lo chiede il presidente nazionale del Rinnovamento nello Spirito Santo, Salvatore Martinez, in merito al pronunciamento della Cassazione su Eluana Englaro. "Si e' sentenziata - afferma - la condanna a morte di una indifesa cittadina italiana. Da oggi il diritto alla vita soggiacera' al potere della legge che sconfina nella sfera piu' inviolabile della persona umana". Per Martinez e' "una triste Italia" quella che "appare dinanzi a noi, sempre piu' colpevolmente protesa ad inoculare una cultura della morte, incapace di affermare democraticamente il diritto alla vita". Infatti, conclude, "non puo' dirsi solidarieta' sopprimere i deboli, ne' giustizia rimuovere le ragioni piu' profonde del vivere comune, proprio a partire dalla condivisione delle angosce e delle sofferenze che ci rendono davvero uomini degni di stare al mondo".


ASCA – 13 novembre 2008

ELUANA: RINNOVAMENTO SPIRITO, CONDANNATA A MORTE CITTADINA INDIFESA

'Si e' sentenziata la condanna a morte di una indifesa cittadina italiana. Da oggi il diritto alla vita soggiacera' al potere della legge che sconfina nella sfera piu' inviolabile della persona umana'. Lo sostiene il Presidente nazionale del Rinnovamento nello Spirito Santo (RnS), Salvatore Martinez, che aggiunge 'Che triste Italia appare dinanzi a noi, sempre piu' colpevolmente protesa ad inoculare una cultura della morte, incapace di affermare democraticamente il diritto alla vita'.
'Mi chiedo- aggiunge Martinez -: e' davvero questo il sentire degli italiani? Non puo' dirsi solidarieta' sopprimere i deboli, ne' giustizia rimuovere le ragioni piu' profonde del vivere comune, proprio a partire dalla condivisione delle angosce e delle sofferenze che ci rendono davvero uomini degni di stare al mondo'.


APCOM – 13 novembre 2008

Rinnovamento nello spirito: Cittadina condannata a morte.

"E' davvero il sentire degli italiani?"

Il presidente nazionale del Rinnovamento nello Spirito Santo (RnS), Salvatore Martinez, in merito al pronunciamento della Cassazione su Eluana Englaro, ha dichiarato: "Si è sentenziata la condanna a morte di una indifesa cittadina italiana. Da oggi il diritto alla vita soggiacerà al potere della legge che sconfina nella sfera piú inviolabile della persona umana".
"Che triste Italia appare dinanzi a noi, sempre piú colpevolmente protesa ad inoculare una cultura della morte, incapace di affermare democraticamente il diritto alla vita", afferma Martinez in un comunicato. "Mi chiedo: è davvero questo il sentire degli italiani? Non puó dirsi solidarietà sopprimere i deboli, n‚ giustizia rimuovere le ragioni piú profonde del vivere comune, proprio a partire dalla condivisione delle angosce e delle sofferenze che ci rendono davvero uomini degni di stare al mondo".


ASCA 13 novembre 2008

ELUANA: DA CHIESA CONDANNA PER SENTENZA, 'ORA SUBITO LEGGE'

'Un fatto di una gravita' assoluta': come prevedibile, la reazione della Chiesa cattolica alla sentenza della Cassazione sul caso di Eluana Englaro, che autorizza la sospensione dell'alimentazione forzata della ragazza in stato vegetativo permanente da 16 anni, ribadisce con fermezza le posizioni gia' espresse con chiarezza piu' volte.
A prendere la parola e' il responsabile del dicastero vaticano competente in materia di bioetica, mons. Rino Fisichella, che pero', oltre a essere presidente della Pontificia Accademia della Vita, e' anche un voce molto ascoltata nel mondo politico, grazie al suo doppio incarico di cappellano di Montecitorio e di rettore della Universita' Lateranense. Intervistato alla Radio Vaticana prima e dai principali telegiornali poi, mons. Fisichella (che questa sera sara' a 'Porta a porta') pensa subito al futuro: la sentenza sul caso Eluana, spiega, mette ancora piu' in evidenza la necessita' di 'formulare una legge il piu' possibile condivisa proprio perche' venga evitata qualsiasi forma di eutanasia attiva o passiva nel nostro paese'.
Il Vaticano affida la sua risposta tutta mons. Fisichella, segno di una strategia messa a punto per tempo. Anche il card. Renato Raffaele Martino, presidente del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, interpellato dai giornalisti a margine della presentazione di un libro di Antonio Fazio sulla globalizzazione, preferisce non commentare: 'Non voglio dire nulla, ha gia' parlato il cardinale Barragan due giorni fa'.
I vescovi italiani, invece, con una nota del presidente della Cei, card. Angelo Bagnasco, da una parte richiamano 'alla loro responsabilita' morale quanti si stanno adoperando per porre termine alla sua esistenza' dall'altra sottolineano che 'si fa piu' urgente riflettere sulla convenienza di una legge sulla fine della vita, dai contenuti inequivocabili nella salvaguardia della vita stessa, da elaborare con il piu' ampio consenso possibile da parte di tutti gli uomini di buona volonta''. Anche le associazioni cattoliche, che sui temi della bioetica si impegnano da anni, non hanno mancato di far sentire la loro voce. I toni piu' forti li adotta Scienza & Vita, che parla di 'vera e propria condanna a morte in eta' repubblicana' e chiede che alla fine di Eluana 'non solo assistano alcuni testimoni, ma possa essere registrata in video e messa a disposizione di quanti ne facciano richiesta.
Come accade nei Paesi che prevedono la pena di morte per i propri cittadini. Cosi' i nostri figli e i nostri nipoti potranno scoprire come un cittadino italiano possa essere condannato da un giudice di uno Stato civile e democratico a morire di fame e di sete'.
Piu' pacata, ma identica nel contenuto, la reazione del Movimento per la Vita: 'E' una sentenza che ha come presupposto ed effetto quello di discriminare tra vite umana piu' o meno degne di vivere - afferma il presidente del Movimento, Carlo Casini - Questa decisione mette in pericolo le altre migliaia di Eluane accudite amorosamente dai congiunti, le migliaia e migliaia di vite di persone gravemente handicappate che dipendono dalla capacita' di accoglienza da parte dell'intera societa'. In definitiva mette in pericolo tutti noi quando diventiamo marginali ed inutili'. Il Rinnovamento nello Spirito parla di 'condanna a morte di una indifesa cittadina italiana' mentre le Acli esprimono 'grande tristezza' per una sentenza che 'sancisce oggi la morte di una ragazza provata da lunga malattia, ma purtuttavia fino ad ora viva' e 'per il modo con cui si giunge all'epilogo di questa vicenda, che vede affidata ai giudici una sentenza che mai avremmo piu' voluto ascoltare in un tribunale'.
Unica voce in controtendenza, nel mondo cattolico, il movimento di riforma della Chiesa 'Noi Siamo Chiesa'. In una nota, il portavoce Vittorio Bellavite plaude alla magistratura che 'ha chiuso il caso Englaro secondo i principi generali del diritto, secondo la stessa normativa internazionale, secondo le attese della famiglia e secondo la stessa predichiarata volonta' di Eluana'. Bellavite critica la posizione della Chiesa su Eluana, giudicata 'ideologica, tesa a difendere principi, del tutto astratti, lontani dal messaggio di liberta', di umanita' e di rispetto delle vita e della morte che sono contenuti nel Vangelo'. 'Si torni a ragionare pacatamente - e' l'auspicio di 'Noi Siamo Chiesa' -, non si faciliti su questa vicenda nel nostro paese, che ha altri gravi problemi di cui occuparsi, un clima di scontro che e' gravemente dannoso alla societa' e alla stessa funzione evangelizzatrice che e' compito della nostra Chiesa'.


www.dirittooggi.it  – 14 novembre 2008

ELUANA: RNS, QUESTO NON E’ IL SENTIRE DEGLI ITALIANI

“E’ davvero questo il sentire degli italiani?”. Se lo chiede il presidente nazionale del Rinnovamento nello Spirito Santo, Salvatore Martinez, in merito al pronunciamento della Cassazione su Eluana Englaro. “Si e’ sentenziata - afferma - la condanna a morte di una indifesa cittadina italiana. Da oggi il diritto alla vita soggiacera’ al potere della legge che sconfina nella sfera piu’ inviolabile della persona umana”. Per Martinez e’ “una triste Italia” quella che “appare dinanzi a noi, sempre piu’ colpevolmente protesa ad inoculare una cultura della morte, incapace di affermare democraticamente il diritto alla vita”. Infatti, conclude, “non puo’ dirsi solidarieta’ sopprimere i deboli, ne’ giustizia rimuovere le ragioni piu’ profonde del vivere comune, proprio a partire dalla condivisione delle angosce e delle sofferenze che ci rendono davvero uomini degni di stare al mondo”.


SIR – 14 novembre 2008

CASO ENGLARO: RNS e cristiani per servire, “sentenziata una condanna a morte”

“Si è sentenziata la condanna a morte di una indifesa cittadina italiana. Da oggi il diritto alla vita soggiacerà al potere della legge che sconfina nella sfera più inviolabile della persona umana”. Così il presidente nazionale del Rinnovamento nello Spirito Santo (RnS), Salvatore Martinez, interviene in merito al pronunciamento della Cassazione su Eluana Englaro. “Che triste Italia appare dinanzi a noi, sempre più colpevolmente protesa ad inoculare una cultura della morte, incapace di affermare democraticamente il diritto alla vita” aggiunge Martinez. “Non può dirsi solidarietà – conclude - sopprimere i deboli, né giustizia rimuovere le ragioni più profonde del vivere comune, proprio a partire dalla condivisione delle angosce e delle sofferenze che ci rendono davvero uomini degni di stare al mondo”. “Il caso Englaro è da accogliere con umana comprensione” afferma da parte sua Franco Previte, presidente di Cristiani per servire, “il problema di staccare la spina, che non condivido, ci porta ad una complessa riflessione che consiste nel considerare senza valore la vita umana in nome della cosiddetta pietà e ci induce a pensare che questa metodologia potrebbe coinvolgere persone anziane non autosufficienti, malati psico-fisici o terminali. Legalizzare una possibile licenza di uccidere è una ingiustizia ed una fuga e rinuncia ai reali problemi che pongono questi malati”.


VIRGILIO NOTIZIE – 13 novembre 2008

ELUANA: DA CHIESA CONDANNA PER SENTENZA, ''ORA SUBITO LEGGE''

''Un fatto di una gravita' assoluta'': come prevedibile, la reazione della Chiesa cattolica alla sentenza della Cassazione sul caso di Eluana Englaro, che autorizza la sospensione dell'alimentazione forzata della ragazza in stato vegetativo permanente da 16 anni, ribadisce con fermezza le posizioni gia' espresse con chiarezza piu' volte. A prendere la parola e' il responsabile del dicastero vaticano competente in materia di bioetica, mons. Rino Fisichella, che pero', oltre a essere presidente della Pontificia Accademia della Vita, e' anche un voce molto ascoltata nel mondo politico, grazie al suo doppio incarico di cappellano di Montecitorio e di rettore della Universita' Lateranense. Intervistato alla Radio Vaticana prima e dai principali telegiornali poi, mons. Fisichella (che questa sera sara' a ''Porta a porta') pensa subito al futuro: la sentenza sul caso Eluana, spiega, mette ancora piu' in evidenza la necessita' di ''formulare una legge il piu' possibile condivisa proprio perche' venga evitata qualsiasi forma di eutanasia attiva o passiva nel nostro paese''. Il Vaticano affida la sua risposta tutta mons. Fisichella, segno di una strategia messa a punto per tempo. Anche il card. Renato Raffaele Martino, presidente del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, interpellato dai giornalisti a margine della presentazione di un libro di Antonio Fazio sulla globalizzazione, preferisce non commentare: ''Non voglio dire nulla, ha gia' parlato il cardinale Barragan due giorni fa''. I vescovi italiani, invece, con una nota del presidente della Cei, card. Angelo Bagnasco, da una parte richiamano ''alla loro responsabilita' morale quanti si stanno adoperando per porre termine alla sua esistenza'' dall'altra sottolineano che ''si fa piu' urgente riflettere sulla convenienza di una legge sulla fine della vita, dai contenuti inequivocabili nella salvaguardia della vita stessa, da elaborare con il piu' ampio consenso possibile da parte di tutti gli uomini di buona volonta'''. Anche le associazioni cattoliche, che sui temi della bioetica si impegnano da anni, non hanno mancato di far sentire la loro voce. I toni piu' forti li adotta Scienza & Vita, che parla di ''vera e propria condanna a morte in eta' repubblicana'' e chiede che alla fine di Eluana ''non solo assistano alcuni testimoni, ma possa essere registrata in video e messa a disposizione di quanti ne facciano richiesta. Come accade nei Paesi che prevedono la pena di morte per i propri cittadini. Cosi' i nostri figli e i nostri nipoti potranno scoprire come un cittadino italiano possa essere condannato da un giudice di uno Stato civile e democratico a morire di fame e di sete''. Piu' pacata, ma identica nel contenuto, la reazione del Movimento per la Vita: ''E' una sentenza che ha come presupposto ed effetto quello di discriminare tra vite umana piu' o meno degne di vivere - afferma il presidente del Movimento, Carlo Casini - Questa decisione mette in pericolo le altre migliaia di Eluane accudite amorosamente dai congiunti, le migliaia e migliaia di vite di persone gravemente handicappate che dipendono dalla capacita' di accoglienza da parte dell'intera societa'. In definitiva mette in pericolo tutti noi quando diventiamo marginali ed inutili''. Il Rinnovamento nello Spirito parla di ''condanna a morte di una indifesa cittadina italiana'' mentre le Acli esprimono ''grande tristezza'' per una sentenza che ''sancisce oggi la morte di una ragazza provata da lunga malattia, ma purtuttavia fino ad ora viva'' e ''per il modo con cui si giunge all'epilogo di questa vicenda, che vede affidata ai giudici una sentenza che mai avremmo piu' voluto ascoltare in un tribunale''. Unica voce in controtendenza, nel mondo cattolico, il movimento di riforma dellaChiesa ''Noi Siamo Chiesa''. In una nota, il portavoce Vittorio Bellavite plaude alla magistratura che ''ha chiuso il caso Englaro secondo i principi generali del diritto, secondo la stessa normativa internazionale, secondo le attese della famiglia e secondo la stessa predichiarata volonta' di Eluana''. Bellavite critica la posizione della Chiesa su Eluana, giudicata ''ideologica, tesa a difendere principi, del tutto astratti, lontani dal messaggio di liberta', di umanita' e di rispetto delle vita e della morte che sono contenuti nel Vangelo''. ''Si torni a ragionare pacatamente - e' l'auspicio di ''Noi Siamo Chiesa' -, non si faciliti su questa vicenda nel nostro paese, che ha altri gravi problemi di cui occuparsi, un clima di scontro che e' gravemente dannoso alla societa' e alla stessa funzione evangelizzatrice che e' compito della nostra Chiesa''.


ZENIT – 13 novembre 2008

CASO ENGLARO: OMICIDIO PERPETRATO PER VIA LEGALE

La società civile si oppone alla condanna a morte di Eluana

di Antonio Gaspari

Durissimi i commenti alla sentenza in merito al pronunciamento della Cassazione su Eluana Englaro, reso pubblico nel pomeriggio di questo giovedì, 13 novembre.
In un comunicato diffuso in serata, l'Associazione Medicina & Persona parla del "primo caso di omicidio legale in Italia".
"Non esistendo in Italia una legge sull'eutanasia - osserva -, quello di Eluana è un omicidio perpetrato per via legale, ottenuto cioè con l'autorizzazione dei giudici".
Le conseguenze di un atto di questo tipo sono gravissime. "Da oggi nel nostro Paese si potrà uccidere - quando si vorrà - malati stabili, cronici, inguaribili: pazienti in stato vegetativo, pazienti in condizioni terminali, anziani non più utili alla società, insomma chiunque abbia ‘presumibilmente' chiesto di poter morire e in condizioni di non poter più cambiare idea o di chiedere aiuto, mediante la sospensione di acqua e cibo, magari dopo aver consultato un giudice".
Il comunicato della libera Associazione fra Operatori Sanitari solleva la domanda cruciale: "E' questa la società che volevamo, quella in cui vogliamo vivere?".
Secondo Medicina & Persona, i giudici hanno: "delegittimato la Costituzione Italiana"e "agito contro il Codice Civile e contro il Codice Penale".
L'Associazione fra Operatori Sanitari denuncia la logica sottesa, che è la stessa "adottata durante la Seconda Guerra Mondiale" in cui "si eliminano i più deboli e gli indifesi".
Il comunicato dell'Associazione sottolinea la gravità delle sentenza perché "ormai certi giudici aggirano le leggi - anche quelle esistenti - e creano una nuova era, quella dell'etica del più forte sul più debole, con l'ausilio del diritto".
A denunciare la condanna a morte di Eluana anche Salvatore Martinez, presidente nazionale del Rinnovamento nello Spirito Santo (RnS), il quale ha dichiarato che "si è sentenziata la condanna a morte di una indifesa cittadina italiana. Da oggi il diritto alla vita soggiacerà al potere della legge che sconfina nella sfera più inviolabile della persona umana".
"Che triste Italia appare dinanzi a noi - ha commentato il presidente nazionale del RnS -... Sempre più colpevolmente protesa ad inoculare una cultura della morte, incapace di affermare democraticamente il diritto alla vita".
"Mi chiedo: è davvero questo il sentire degli italiani? Non può dirsi solidarietà sopprimere i deboli, né giustizia rimuovere le ragioni più profonde del vivere comune, proprio a partire dalla condivisione delle angosce e delle sofferenze che ci rendono davvero uomini degni di stare al mondo", ha concluso.


www.vivicentro.org  – 14 novembre 2008

Caso Englaro: omicidio perpetrato per via legale

La società civile si oppone alla condanna a morte di Eluana

di Antonio Gaspari

ROMA, giovedì, 13 novembre 2008 (ZENIT.org).- Durissimi i commenti alla sentenza in merito al pronunciamento della Cassazione su Eluana Englaro, reso pubblico nel pomeriggio di questo giovedì, 13 novembre.
In un comunicato diffuso in serata, l'Associazione Medicina & Persona parla del "primo caso di omicidio legale in Italia".
"Non esistendo in Italia una legge sull'eutanasia - osserva -, quello di Eluana è un omicidio perpetrato per via legale, ottenuto cioè con l'autorizzazione dei giudici".
Le conseguenze di un atto di questo tipo sono gravissime. "Da oggi nel nostro Paese si potrà uccidere - quando si vorrà - malati stabili, cronici, inguaribili: pazienti in stato vegetativo, pazienti in condizioni terminali, anziani non più utili alla società, insomma chiunque abbia ‘presumibilmente' chiesto di poter morire e in condizioni di non poter più cambiare idea o di chiedere aiuto, mediante la sospensione di acqua e cibo, magari dopo aver consultato un giudice".
Il comunicato della libera Associazione fra Operatori Sanitari solleva la domanda cruciale: "E' questa la società che volevamo, quella in cui vogliamo vivere?".
Secondo Medicina & Persona, i giudici hanno: "delegittimato la Costituzione Italiana"e "agito contro il Codice Civile e contro il Codice Penale".
L'Associazione fra Operatori Sanitari denuncia la logica sottesa, che è la stessa "adottata durante la Seconda Guerra Mondiale" in cui "si eliminano i più deboli e gli indifesi".
Il comunicato dell'Associazione sottolinea la gravità delle sentenza perché "ormai certi giudici aggirano le leggi - anche quelle esistenti - e creano una nuova era, quella dell'etica del più forte sul più debole, con l'ausilio del diritto".
A denunciare la condanna a morte di Eluana anche Salvatore Martinez, presidente nazionale del Rinnovamento nello Spirito Santo (RnS), il quale ha dichiarato che "si è sentenziata la condanna a morte di una indifesa cittadina italiana. Da oggi il diritto alla vita soggiacerà al potere della legge che sconfina nella sfera più inviolabile della persona umana".
"Che triste Italia appare dinanzi a noi - ha commentato il presidente nazionale del RnS -... Sempre più colpevolmente protesa ad inoculare una cultura della morte, incapace di affermare democraticamente il diritto alla vita".
"Mi chiedo: è davvero questo il sentire degli italiani? Non può dirsi solidarietà sopprimere i deboli, né giustizia rimuovere le ragioni più profonde del vivere comune, proprio a partire dalla condivisione delle angosce e delle sofferenze che ci rendono davvero uomini degni di stare al mondo", ha concluso.


FIDES – 14 novembre 2008

Reazioni dal mondo cattolico alla sentenza della Corte di Cassazione che ha deciso di confermare l’interruzione dell’alimentazione e dell’idratazione per Eluana Englaro

La sentenza della Corte di Cassazione che ha deciso di confermare l’interruzione dell’alimentazione e dell’idratazione per Eluana Englaro, in coma vegetativo da 16 anni, ha provocato una serie di reazioni nel mondo cattolico. La Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana (Cei) ha diffuso il seguente comunicato: “La vita di Eluana Englaro, al cui dramma si è appassionata la coscienza del nostro Paese, è ormai incamminata verso la morte. Mentre partecipiamo con delicato rispetto e profonda compassione alla sua dolorosa vicenda, non possiamo fare a meno di richiamare alla loro responsabilità morale quanti si stanno adoperando per porre termine alla sua esistenza. La convinzione che l’alimentazione e l’idratazione non costituiscano una forma di accanimento terapeutico è stata più volte, anche di recente, resa manifesta dalla Chiesa e non può che essere riaffermata anche in questo tragico momento. In tale contesto si fa più urgente riflettere sulla convenienza di una legge sulla fine della vita, dai contenuti inequivocabili nella salvaguardia della vita stessa, da elaborare con il più ampio consenso possibile da parte di tutti gli uomini di buona volontà”.
L’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, fondata da don Oreste Benzi, che da molti decenni si batte per la difesa della vita umana, anche quando questa è nella sua fase più debole e precaria, ha manifestato il suo profondo turbamento, addolorata dalla decisione della Corte di Cassazione. “Questa condanna a morte – si legge nel comunicato firmato dal Responsabile generale dell’Associazione - tocca la coscienza di tutti in quanto non è espressione della scienza medica ufficiale, ma è un verdetto di una suprema corte giudicante. Il comune senso dell’etica si ribella e si oppone a questo assunto anche perché si creerà un gravissimo precedente che potrebbe portare alla legittimazione dell’eutanasia. Rivolgiamo il nostro appello al Presidente della Repubblica, responsabile e garante del diritto alla vita di ogni cittadino, affinché possa fermare questo omicidio di Stato in nome di una giustizia insopportabile e disumana. Nessuno può restare in silenzio nell’assistere alla lenta e progressiva morte di una persona a cui verrà sospesa l’alimentazione e l’idratazione lasciandola così morire di fame e di sete”.
Il Presidente nazionale del Rinnovamento nello Spirito Santo (RnS), Salvatore Martinez, in merito al pronunciamento della Cassazione, ha dichiarato: “Si è sentenziata la condanna a morte di una indifesa cittadina italiana. Da oggi il diritto alla vita soggiacerà al potere della legge che sconfina nella sfera più inviolabile della persona umana. Che triste Italia appare dinanzi a noi, sempre più colpevolmente protesa ad inoculare una cultura della morte, incapace di affermare democraticamente il diritto alla vita. Mi chiedo: è davvero questo il sentire degli italiani? Non può dirsi solidarietà sopprimere i deboli, né giustizia rimuovere le ragioni più profonde del vivere comune, proprio a partire dalla condivisione delle angosce e delle sofferenze che ci rendono davvero uomini degni di stare al mondo”.


www.papanews.it  – 14 ottobre 2008

Caso Englaro, il mondo cattolico insorge:

“Subito una Legge che eviti qualsiasi forma di eutanasia attiva o passiva in Italia”

''Un fatto di una gravita' assoluta'': come prevedibile, la reazione della Chiesa cattolica alla sentenza della Cassazione sul caso di Eluana Englaro, che autorizza la sospensione dell'alimentazione forzata della ragazza in stato vegetativo permanente da 16 anni, ribadisce con fermezza le posizioni gia' espresse con chiarezza piu' volte. A prendere la parola e' il responsabile del dicastero vaticano competente in materia di bioetica, Monsignor Rino Fisichella, che pero', oltre a essere presidente della Pontificia Accademia della Vita, e' anche un voce molto ascoltata nel mondo politico, grazie al suo doppio incarico di cappellano di Montecitorio e di rettore della Universita' Lateranense. Intervistato alla Radio Vaticana prima e dai principali telegiornali poi, Monsignor Fisichella pensa subito al futuro: la sentenza sul caso Eluana, spiega, mette ancora piu' in evidenza la necessita' di ''formulare una legge il piu' possibile condivisa proprio perche' venga evitata qualsiasi forma di eutanasia attiva o passiva nel nostro Paese''. Il Cardinale Renato Raffaele Martino, presidente del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, dal canto suo, interpellato dai giornalisti a margine della presentazione di un libro di Antonio Fazio sulla globalizzazione, preferisce non commentare: ''Non voglio dire nulla, ha gia' parlato il Cardinale Barragan due giorni fa''. I vescovi italiani, invece, con una nota del presidente della Cei, il Cardinale Angelo Bagnasco, da una parte richiamano ''alla loro responsabilita' morale quanti si stanno adoperando per porre termine all’esistenza di Eluana'', dall'altra sottolineano che ''si fa piu' urgente riflettere sulla convenienza di una legge sulla fine della vita, dai contenuti inequivocabili nella salvaguardia della vita stessa, da elaborare con il piu' ampio consenso possibile da parte di tutti gli uomini di buona volontà''. Anche le associazioni cattoliche, che sui temi della bioetica si impegnano da anni, non hanno mancato di far sentire la loro voce. I toni piu' forti li adotta ‘Scienza & Vita’, che parla di ''vera e propria condanna a morte in eta' repubblicana'' e chiede che alla fine di Eluana ''non solo assistano alcuni testimoni, ma possa essere registrata in video e messa a disposizione di quanti ne facciano richiesta, proprio come accade nei Paesi che prevedono la pena di morte per i propri cittadini. Cosi' i nostri figli e i nostri nipoti potranno scoprire come un cittadino italiano possa essere condannato da un giudice di uno Stato civile e democratico a morire di fame e di sete''. Piu' pacata, ma identica nel contenuto, la reazione del ‘Movimento per la Vita’: ''E' una sentenza che ha come presupposto ed effetto quello di discriminare tra vite umane piu' o meno degne di vivere - afferma il presidente del Movimento, Carlo Casini -. Questa decisione mette in pericolo le altre migliaia di Eluane accudite amorosamente dai congiunti, le migliaia e migliaia di vite di persone gravemente handicappate che dipendono dalla capacita' di accoglienza da parte dell'intera societa'. In definitiva, mette in pericolo tutti noi quando diventiamo marginali ed inutili''. Il ‘Rinnovamento nello Spirito’ parla di ''condanna a morte di una indifesa cittadina italiana'', mentre le ‘Acli’ esprimono ''grande tristezza'' per una sentenza che ''sancisce la morte di una ragazza provata da lunga malattia, ma pur tuttavia fino ad ora viva'' e ''per il modo con cui si giunge all'epilogo di questa vicenda, che vede affidata ai giudici una sentenza che mai avremmo piu' voluto ascoltare in un tribunale''.


L’UNITA’ – 14 novembre 2008

La Cei: chi staccherà il sondino avrà la responsabilità morale

“La vita di Eluana Englaro è ormai incamminata verso la morte. Mentre partecipiamo con il delicato rispetto e profonda compassione alla sua dolorosa vicenda, non possiamo fare a meno di richiamare alla loro responsabilità morale quanti si stanno adoperando per porre termine alla sua esistenza”. Sono parole ponderate ma anche impegnative quelle della presidenza della Cei. Arrivano in tarda serata. I vescovi partono dalla loro convinzione “che l’alimentazione e l’idratazione non costituiscano una forma di accanimento terapeutico” per rilanciare la proposta già avanzata del presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco: una legge “sulla fine della vita”, che – lo sottolinea la nota Cei – abbia “contenuti inequivocabili nella salvaguardia della vita stessa” e che sia “elaborata con il più ampio consenso possibile da parte di tutti gli uomini di buona volontà”. Toni segnati dall’amarezza ma all’apparenza più pacati di quelli espressi da tante sigle dal mondo cattolico. “E’ una vera e propria condanna a morte in età repubblicana” aveva sentenziato l’associazione Scienza & Vita che è arrivata a chiedere – come per le “esecuzioni” “sia pubblica”, avvenga cioè davanti a testimoni, sia “registrata in video” e “messa a disposizione di quanti ne facciano richiesta”. “Una sentenza di morte moralmente ineccepibile” la giudica il teologo moralista monsignor Mauro Cozzoli, docente alla Lateranense. “Eluana è viva – insiste – e ne viene decretata la morte per legge. Con questa sentenza Eluana è condannata ad eutanasia passiva per sospensione non di trattamenti terapeutici, ma di cibo e acqua”. Dal fronte cattolico piovono le critiche alla sentenza della Cassazione. “Grande tristezza” è espressa dal presidente delle Acli, Andrea Olivero, per una sentenza lo sottolinea “sancisce oggi la morte di una ragazza provata da una lunga malattia, ma comunque fino ad ora viva”. Il presidente di Rinnovamento nello Spirito (RnS), Salvatore Martinez, si domanda se “da oggi il diritto alla vita soggiacerà al potere della legge che sconfina nella sfera più inviolabile della persona umana”. E conclude: “E’ davvero questo il sentire degli italiani?”. Il diritto della Chiesa ad intervenire sui temi della bioetica è riaffermato da monsignor Rino Fisichella, gran tessitore del variegato fronte dei cattolici impegnati in politica, che così commenta la sentenza: “Si manda a morte una ragazza”. Fuori dal coro l’associazione “Noi siamo Chiesa”: “Non condividiamo le mobilitazioni a favore della vita che sono state fatte e che si faranno, contestando le sentenze della magistratura. La situazione di fatto di questa povera ragazza, strappata alla vita nel fiore della giovinezza, vince qualsiasi argomentazione di segno contrario”. La parola ora è al Parlamento dove si discute di testamento biologico o come, chiede la Chiesa, di fine alla vita.


Avvenire – 15 novembre 2008

Ritaglio del quotidiano - Clicca per ingrandire...

Gli interventi

RINNOVAMENTO - «Condannata a morte un’indifesa»

Il presidente nazionale del Rinnovamento nello Spirito Santo (RnS), Salvatore Martinez , in merito al pronunciamento della Cassazione su Eluana Englaro, ha dichiarato: « Si è sentenziata la condanna a morte di una indifesa cittadina italiana. Da oggi il diritto alla vita soggiacerà al potere della legge che sconfina nella sfera più inviolabile della persona umana. Che triste Italia appare dinanzi a noi, sempre più colpevolmente protesa ad inoculare una cultura della morte, incapace di affermare democraticamente il diritto alla vita.
Mi chiedo: è davvero questo il sentire degli italiani? Non può dirsi solidarietà sopprimere i deboli, né giustizia rimuovere le ragioni più profonde del vivere comune, proprio a partire dalla condivisione delle angosce e delle sofferenze che ci rendono davvero uomini degni di stare al mondo» .


www.parmaok.it  – 17 novembre 2008

Englaro, Rinnovamento nello Spirito

Parma: "E' una condanna a morte"

Caso Englaro, "La sentenza emessa dalla Cassazione è la condanna a morte di una indifesa cittadina italiana". Così l'associazione del Rinnovamento nello Spirito Santo di Parma si scaglia contro il pronunciamento emesso lo scorso 14 novembre.
"Da oggi il diritto alla vita soggiacerà al potere della legge che sconfina nella sfera più inviolabile della persona umana - sottolinea la nota -. Che triste Italia appare dinanzi a noi, sempre più colpevolmente protesa ad inoculare una cultura della morte, incapace di affermare democraticamente il diritto alla vita. E' davvero questo il sentire degli italiani? Non può dirsi solidarietà sopprimere i deboli, nè giustizia rimuovere le ragioni più profonde del vivere comune, proprio a partire dalla condivisione delle angosce e delle sofferenze che ci rendono davvero uomini degni di stare al mondo".


Hit Counter