La
Santa Messa che ha concluso la 35ª Convocazione nazionale, nella
festività di San Giuseppe lavoratore, è stata presieduta da mons. Josef
Clemens, segretario del Pontificio Consiglio per i laici.
«In questa memoria
liturgica di San Giuseppe – ha detto mons. Clemens introducendo l’omelia
– viene esplicitamente riconosciuta la dignità del lavoro umano, come
dovere e perfezionamento dell’uomo, come prolungamento dell’opera del
Creatore, come servizio ai fratelli e sorelle e come contributo al piano
della salvezza (cf Gaudium et spes, n. 34).
La ricorrenza di questa
festività mette al centro dell’attenzione la figura di Giuseppe. Sebbene
egli rimanga spesso ombrato dall’immagine della sua Sposa, Maria,
ricopre un ruolo unico nell’opera della redenzione. «San Giuseppe
confessa la sua fede nel Redentore con la sua disponibilità e il suo
agire con la sua vita dedicata alla Signoria di Gesù Cristo».Nei vangeli
di Matteo e Luca, Giuseppe viene descritto come «il custode del
Redentore e della Sacra Famiglia». Ma la meravigliosa
figura
di San Giuseppe non rimane circoscritta alla sua totale accettazione di
una “missione unica”. Egli persegue la vocazione a essere «custode e
servitore del mistero centrale della fede cristiana, cioè l’incarnazione
del Figlio di Dio in Maria per opera dello Spirito Santo».
In un tempo in cui molti
fedeli non riconoscono più «il mistero come il nucleo della fede, come
il “sì” incondizionato alla parola di Dio che supera la ragione
dell’uomo», l’umile risposta di Giuseppe all’angelo del Signore
rappresenta l’attiva disponibilità a realizzare il progetto di Dio e a
esserne “un testimone eccezionale”. E proprio la sua disponibilità
diviene fondamentale per la storia della salvezza dell’uomo.
Ed è sempre Giuseppe che
accetta da Dio il nome prescelto per suo figlio: Gesù (Dio salva) e che,
registrandolo negli elenchi del censimento dell’Impero Romano, rende suo
Figlio “cittadino di tutta la terra”.
Dunque, la testimonianza
più forte di Giuseppe nasce proprio dal silenzio. «Sono convinto – ha
sottolineato mons. Clemens - che nell’odierna situazione la “via
maestra” dell’evangelizzazione consista nell’esempio costante e
disinteressato dei cristiani, dei fedeli e dei ministri ordinati». Ciò
non significa che non si debba gridare con convinzione: “Gesù è il
Signore”, ma che le parole devono essere tradotte in fatti concreti, in
opere, per saper proclamare con disponibilità e coraggio la Signoria di
Cristo.
Daniela Di Domenico