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Martinez a Radio Vaticana

Testo dell'intervista trasmessa l'1.11.2010

 

RADIO VATICANA – 1 novembre 2010

Una rinnovata responsabilità ecclesiale dei laici: emerge dalla 34ª Conferenza Animatori del Rinnovamento nello Spirito Santo

◊ Si conclude oggi al Palacongressi di Rimini, la 34.ma Conferenza nazionale Animatori del Rinnovamento nello Spirito Santo, tradizionale occasione di formazione, revisione e programmazione del Movimento, svoltosi sul tema “Io sono servo con te e con i tuoi fratelli”. Oltre 4 mila i partecipanti, tra animatori e responsabili, provenienti da tutta Italia. Quali sono stati gli obiettivi di questo appuntamento? Federico Piana lo ha chiesto al presidente del Rinnovamento nello Spirito, Salvatore Martinez:

R. – Di bilancio e di rilancio della nostra specifica esperienza. Di bilancio, perché chiude un quadriennio di servizio: da gennaio ci sarà il rinnovo di tutti gli organi pastorali. Di rilancio, perché abbiamo appena ricevuto dai nostri vescovi gli orientamenti pastorali per un decennio e sentiamo viva la coscienza e il bisogno di riaffermare la nostra identità cristiana. L’espressione “farsi servi”, e non in ordine sparso o isolato, ma riconoscendo i fratelli, - quindi con una cultura della prossimità -credo che sia una sfida da lanciare a quanti uomini di buona volontà oggi decidono di rimettere in auge il Vangelo.

D. – Quali sono, presidente, gli obiettivi che vi porrete per il futuro in questa Conferenza?

R. – Intanto, all’indomani della Settimana Sociale dei Cattolici Italiani, restano le parole del Santo Padre Benedetto XVI e del cardinale Bagnasco affermano il bisogno di una rinnovata responsabilità ecclesiale. Dovremmo dire corresponsabilità, perché il protagonismo dei laici, la dimensione carismatica del laicato, è sempre più attesa, in un tempo che privilegia la cultura del potere e l’amore del potere. Bisogna invece rimettere in auge il potere dell’amore. In primo luogo, quindi, noi rilanciamo la dimensione di un servizio all’uomo, a partire dalla famiglia: l’uomo, nella sua integralità, come continua a ricordarci Benedetto XVI, cioè “l’uomo corpo”, “l’uomo affetti”, “l’uomo sentimenti”. Ci prepariamo anche con progetti che guardano alla nostra realtà, al nostro Paese. Spesso si lamenta che gli uomini spirituali possano sembrare disincarnati. Non è vero. Sono uomini che invece ritrovano forza dalla preghiera, dalla Parola di Dio e si impegnano personalmente. Questa visione, che è sottesa al nostro cammino da sempre, si esplicita, credo, oggi con maggiore maturità, soprattutto nel servizio agli uomini e alle povertà del nostro tempo.

D. – Per quale motivo sono importanti, in questo momento storico, gli animatori, i formatori?

R. – Il decennio che ci siamo messi alle spalle annunciava il bisogno di comunicare il Vangelo in un mondo che cambia: ma il Vangelo non cambia, sono gli uomini che sembrano vivere una profonda involuzione. La madre di tutte le crisi, lo sappiamo, è crisi spirituale e, pertanto, bisogna tornare a formare alla vita cristiana, secondo lo Spirito Santo, secondo le virtù, i doni, i carismi dello Spirito Santo. E’ decisiva, è ineludibile oggi la risposta a questa sfida educativa. Il disorientamento, il ripiegamento su se stessi, si vince proprio impegnando la propria vita a servizio degli altri. Educare alla vita, educare alla prossimità, educare all’impegno, al servizio è decisivo. Nel tempo in cui sembrano eclissarsi le figure paterne, le autorità, noi dobbiamo invece riaffermare il valore di una formazione, che è in primo luogo alla fede. La fede poi è generatrice di cultura, di stili di vita. Bisogna tornare alla scuola di Gesù, alla scuola del Vangelo e vivere in comunità la bellezza, la forza che il Vangelo continua ad irradiare. (a.p.)


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