L’ALTRO NOVECENTO
Salvatore Martinez (RnS): «Torniamo
ad ascoltare gli uomini e le donne che hanno affermato la civiltà
dell’amore. Nel profumo delle Beatitudini, nella cultura della Pentecoste,
l’antidoto al nichilismo»
La storia siamo
noi, testimoni dello Spirito
Lucca: un convegno ripercorre
l’ultimo secolo dando voce a quanti hanno fatto «resistenza» all’odio e
alla violenza
con il bene e la carità
Di Lorenzo
Rosoli
L'arcipelago gulag e l’abisso dei lager. Il genocidio armeno e le fosse
comuni dell’ex Jugoslavia. Le due guerre mondiali, le mille guerre locali,
i dopoguerra senza fine, le bombe atomiche e le bombe ambientali, i regimi
totalitari e i baby soldati, le vittime della fame, delle epidemie, delle
migrazioni forzate, delle ingiustizie economiche, degli odi etnici,
religiosi, di classe... Com’è possibile offrire una «memoria spirituale»
del ’900 senza scivolare in una lettura disincarnata di un secolo fra i
più tragici e insanguinati della storia umana?
«Ascoltando i testimoni, gli uomini e le donne che nei loro molteplici
carismi hanno incarnato – a volte fino al martirio – il dono dello
Spirito. Che non è una nozione astratta della teologia cristiana, avulsa
dalla storia. La Pentecoste – afferma Salvatore Martinez – è un
avvenimento che interessa anche il mondo profano e alimenta una nuova
sociologia, permeata dai valori dello Spirito, che si polarizza verso i
destini più alti dell’uomo: la dignità della persona – di ogni persona, di
tutta la persona – e la forza di superare conflitti e divisioni per fare
dell’umanità una sola famiglia, quella dei figli di Dio, che vivono in
libertà e fraternità. Grazie a quei testimoni, alle loro opere e parole,
leggiamo il ’900 come tempo della profezia e dell’avvento della civiltà
dell’amore».
Martinez è il coordinatore nazionale del Rinnovamento nello Spirito (RnS).
Il suo movimento è fra gli ideatori e promotori del convegno
internazionale I segni dello Spirito nel ’900. Una rilettura storica: il
racconto dei testimoni che si svolge da oggi a domenica a Lucca. Una
rilettura originale, alla ricerca degli sguardi di carità e dei gesti
luminosi che hanno segnato la vita e il progresso dei popoli nel «secolo
fra i più secolarizzati».
Secolo dell’assenza di Dio?
«No: secolo fra i più benedetti dall’assistenza dello Spirito, che è
l’ultima promessa di Gesù agli apostoli. Che è memoria di Cristo. Se oggi
l’umanità è afasica, è per smemoratezza. Il convegno di Lucca vuole
narrare – grazie ai testimoni – la presenza dello Spirito nella storia del
’900, contro ogni revisionismo che escluda Dio».
Quale messaggio dischiude e illumina il convegno di Lucca?
«La cultura della Pentecoste. È la missione che Giovanni Paolo II affidò
al RnS nel 30° della sua nascita in Italia, nel 2002: "Fate conoscere e
amare lo Spirito Santo perché si diffonda la cultura della Pentecoste,
senza la quale non potrà realizzarsi la civiltà dell’amore e la convivenza
fra i popoli". Un impegno già intrapreso nella Pentecoste del 1998, quando
i movimenti e le comunità riaffermarono la loro amicizia spirituale nella
Chiesa per superare l’anonimato della carità e l’individualismo
missionario».
Quale parola rivolgete invece ai non credenti del nostro tempo e agli
uomini di altre religioni?
«La cultura della Pentecoste ha un linguaggio e una semiotica assai chiari
che già il Vaticano II indicò nella Gaudium et spes. Penso all’azione
universale dello Spirito: ogni processo di umanizzazione e di vero
progresso ha per protagonista lo Spirito, che travalica ogni confine di
religione e di razza. Il nuovo umanesimo supera ogni forma di dispersione
della cultura, di fronte alle situazioni di violenza, conflitto,
ingiustizia».
In questa chiave, qual è la lezione del ’900?
«L’insufficienza teorica e pratica di filosofie e ideologie atee, che
hanno ridotto l’orizzonte umano alle cose della terra. L’uomo non basta a
se stesso: lo Spirito è alla fonte delle domande esistenziali e religiose
più profonde. È l’universalismo dell’amore che impone una nuova visione
della storia con gli occhi dei deboli, dei piccoli, degli ultimi. Ecco la
lezione della cultura della Pentecoste, il vero miracolo del ’900,
l’antidoto al nichilismo di oggi. L’ora dello sconforto è sempre l’ora dei
testimoni di Dio».
Quale contributo può offrire il convegno di Lucca al cammino di
«purificazione della memoria» additato da Papa Wojtyla nel Giubileo del
2000?
«P urificare la memoria del ’900 significa riproporre l’attualità del
Vangelo di Cristo secondo quell’autenticità che solo lo Spirito sa
assegnarle, perché di fronte all’opposizione e alla contestazione del
"mondo" la Chiesa possa replicare col profumo delle Beatitudini e con la
passione che nasce da una fede purificata ma non vinta dal male.
Disponibili a camminare sulle orme dello Spirito, fatta memoria del XX
secolo, accogliamo le prove e le attese del XXI».